
Le parole che dipingono: figure retoriche nelle lingue L2

Similitudini…
Das Eis brechen.
Rompiamo il ghiaccio.
Ho recentemente notato una sorprendente e inaspettata vicinanza accomunante le culture referenti le lingue italiana e tedesca in Alto Adige a proposito di figure retoriche. Vediamo insieme.
L’espressione tedesca “vor Wut kochen” ricorda esattamente quella italiana di “bollire di rabbia” e ancora – con un esempio più positivo – la descrizione dell’innamoramento con l’avere le farfalle nello stomaco, si sposa benissimo con la frase Schmetterlinge im Bauch haben.
Seguitando su questa via:
- Essere al settimo cielo ↔ im siebten Himmel sein (sostanzialmente medesimi)
- Avere la testa fra le nuvole ↔ mit dem Kopf in den Wolken sein (quasi identiche)
- Prendere due piccioni con una fava ↔ zwei Fliegen mit einer Klappe schlagen (cambiano solo gli animali e l’immagine evocata)
- Cadere dalle nuvole ↔ aus allen Wolken fallen (equivalente quasi del tutto).
… e differenze
Certo, non tutte le immagini culturali sono così conformi, tante altre appaiono eterogenee, richiedendo un vero lavoro di interpretazione da parte degli e delle apprendenti (per esempio auf 180 sein per estrinsecare – tornando all’emozione della rabbia – una forte irritazione Vs. l’italiano “avere un diavolo per capello”, usato nello stesso senso: un ottimo esempio di come le lingue ricorrano a immagini vivide che nessun parlante interpreta letteralmente).
Le parole dipinte d’altro
Sappiamo bene quanto le parole non significhino sempre esattamente ciò che definiscono. Le figure retoriche sono dappertutto: nelle comuni conversazioni, spesso anche in quelle professionali; nei film, nelle canzoni, negli articoli di giornale, al cinema, nei racconti… per ogni dove! È proprio attraverso queste immagini dipinte da parole in senso altro che formano le metafore e le espressioni figurate, che ogni lingua racconta di sé, del proprio mondo, delle proprie idee, della propria storia. W. von Humboldt la chiamava Weltansicht*, concetto di illuminante riflessione.
Due lingue possono dunque accordarsi su molti concetti e altresì palesarsi in immagini differenti, come dipinti dissimili in una stessa grande tela.
Svelare per capire
L’apprendimento linguistico in chiave interculturale emerge nella comprensione di metafore che, almeno in un circoscritto momento, permettono di varcare la soglia nel modo di pensare di un’altra comunità linguistica.
Imparare una lingua non è solo conoscere nuove parole, ma anche svelare le immagini con cui altre persone descrivono il mondo e le proprie emozioni. Di nuovo Humboldt invita alla scoperta dell’altro, anche attraverso presupposte bizzarrie, per assaporare quanto siano numerosi i modi di dar senso a questa nostra variopinta esistenza umana.
*Chi scrive ha approfondito il concetto nella tesi dal titolo “Abitare il plurale. Dal Sud Italia all’Alto Adige/Südtirol. Percorsi autobiografici nel plurilinguismo tra Humboldt, Benjamin e Gomez Paloma“.
