
Estate, bambini e genitori allo stremo: argomentiamo

Estate e bambini
Negli anni ’60 una canzone elegante, malinconica e apparentemente leggera intonava “odio l’estate” … Oltre sessant’anni dopo questo verso potrebbe raccontare lo stato d’animo di molti genitori che, con le scuole chiuse, si trovano davanti il lungo deserto estivo fatto di otto, nove, dieci settimane a fronte di due – o se va bene tre – settimane di ferie.
Il problema non riguarda chiaramente l’estate in sé, bensì l’incastro tumultuoso fra chiusura delle scuole, lavoro degli adulti e bisogni dei bambini e delle bambine. Ecco generata una voragine organizzativa! Le famiglie cercano soluzioni: centri estivi, associazioni, parrocchie, sport, nonni, natura, inglese, teatro, coding, fattorie didattiche… un mosaico di possibilità spesso difficile da comporre.
Quali soluzioni?
Nelle community online esplode il confronto, con toni oscillanti fra aiuto reciproco e tribunale popolare: gruppi Facebook e chat Whatsapp vedono centinaia di messaggi di madri (e soprattutto su loro che – ancora oggi – ricade più spesso il carico organizzativo) dove si alternano richieste d’aiuto, segnalazioni last minute e, non di rado, condanne:
“No, lì no: esperienza orribile!”
“Personale giovane, non formato”
“Troppi bambini, poca attenzione… meno male che passavo io per di là…”
“Poche uscite” o “troppe uscite!”
“I coordinatori non coordinano!”
Tutti/e diventano esperti di pedagogia estiva. Diceva saggiamente De Andrè:
“Si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio”.
Il nodo, però, è un altro e vale la pena nominarlo con chiarezza: chi lavora con i bambini e le bambine d’estate?
I buoni educatori non sono solo a scuola
Le/Gli insegnanti della scuola non sono disponibili – né obbligate/i – a lavorare d’estate: anche loro hanno diritto a ferie, recupero, vita. Non sono una riserva infinita disponibile senza sosta. Pensare il contrario equivale ad ignorare la realtà del lavoro educativo.
E allora chi resta?
Giovani studenti e studentesse, educatori e educatrici in formazione, animatori e animatrici stagionali. Figure preziose, spesso motivate, energiche, propositive. Il problema non è il “personale giovane”. Il problema è lasciarlo solo, senza risorse, senza supporti, senza riferimenti chiari e senza una visione condivisa.
Parlo dall’interno di questo mondo. Sono un’educatrice, un’insegnante, una pedagogista. Come me, tante e tanti altri, in un panorama dell’offerta estiva altoatesina che è vario, creativo, spesso di qualità e inevitabilmente frammentario. Realtà diverse, con vincoli diversi, che provano ogni anno a tenere insieme bisogni educativi, sostenibilità economica e limiti strutturali.
Nel nostro caso, ad esempio, apriamo le porte a bambini e bambine in fascia prescolare per sei settimane complessive. AZB Cooperform è grata al Comune di Bolzano per la concessione di spazi adeguati, ma è importante evidenziarlo: si tratta di sei settimane. Un dato strutturale, non una mancanza di volontà. Trovare ambienti idonei, autorizzazioni, cucine, giardini ombreggiati, bagni a norma richiede risorse e sostenibilità economica. E no, non è scontato che un servizio educativo possa funzionare dodici mesi all’anno come se nulla fosse.
L’estate dei bambini e delle bambine
L’ estate dei bambini e delle bambine è ancora vista come un problema privato, da risolvere in autonomia, con grammi di creatività e qualche spolverata di sensi di colpa. Eppure, riguarda il lavoro, l’educazione, la parità di genere, il benessere dei/delle minori… il sistema nel suo insieme. Si tratta di un tema dalle sfaccettature sociali, educative, lavorative e sì, anche politiche.
L’ estate è un tempo ricchissimo per i bambini e le bambine, ma – per dargli valore – serve una visione più ampia, empatica, fiduciaria. Fino ad allora, continueremo a cantare “odio l’estate”, scambiandoci consigli nelle chat, giudicando chi ce l’ha fatta e chi no, sperando che settembre arrivi presto, a rassicurarci coi suoi banchi, i consigli di classe e gli avvisi sul registro elettronico.
Noi, intanto, avremo accolto centinaia di bambine e bambini coi loro sorrisi, i bronci, le delusioni e attimi ripetuti di felicità. Avremo sperimentato, certamente sbagliato da qualche parte, imparato – ancora e ancora – strada facendo. Sempre con la determinazione di chi lavora ogni giorno per costruire ponti e mai per alzare muri.
