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Emoji e nuove frontiere comunicative

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Emoji e comunicaizone

La comunicazione oggi più che mai passa anche, e soprattutto, dalle immagini. Non ci stiamo riferendo a foto, illustrazioni, fumetti. Parliamo, invece, di quei piccoli simboli, “pittogrammi” potremmo azzardare – collegandoci all’etimologa giapponese del termine, utilizzati ampiamente nella comunicazione non verbale.

Hai già capito? E allora ci hai preso! Il riferimento è proprio agli emoji!
Degna espressione dell’attuale era digitale, snelliscono e velocizzano la comunicazione scritta, aprendone i confini.

Origine degli emoji

La scrittura iconografica ha una sua storia. Basti pensare alla stele egiziana di Rosetta o al greco Disco di Festo con i suoi oltre 200 simboli.
Da sempre l’uomo ha utilizzato i simboli per comunicare.
Le contemporanee emoji sono anch’esse metasegni, veicolando un significato specifico. Esprimono emozioni e stati d’animo. Immediate colgono il segno.
Non stupisce, dunque, che la parola “emoji” sia stata la parola dell’anno già nel 2015 e che il Moma di New York abbia dedicato, alle faccine, un’esposizione già nel 2017.
Oggi sono utilizzate ampiamente nel mondo digitale e, per fare un esempio, l’utilizzo giornaliero nella sola piattaforma di Facebook – secondo recenti calcoli – si attesta sui 60 milioni.

I vantaggi delle faccine a portata di tap

Il grande vantaggio dell’utilizzo degli emoji, lo accennavamo poco sopra, è l’immediatezza comunicativa, unita a una innegabile facilità espressiva che riesce ad abbattere barriere linguistiche e geografiche.

Ne esiste addirittura una specifica enciclopedia, Emojipedia, nonché un film d’animazione.
Particolarmente interessanti l’inclusività di questi moderni geroglifici con emoji che sono simbolo della lotta all’omofobia e d’amore per la diversità e la loro immediatezza storica (pensiamo alla faccina con la mascherina emersa durante il periodo pandemico).

Invito ad un uso sagace

Nella comunicazione odierna, gli emoji sono quindi particolarmente attuali, immediati, inclusivi ed efficaci.
Non volendoci schierare a sostegno dei critici alle faccine come strumento di impoverimento comunicativo, sottolineiamo la contrarietà – questo sì- ad uno uso vuoto e incosciente, a commento di post d’attualità.
Su Facebook (e LinkedIn) in particolare, infatti, gli emoji si attestano particolarmente come reaction e con un semplicissimo tap ecco palesarsi la possibilità di dar eco ai propri pensieri. Assodato il rispetto per un pensiero multiforme e variegato, il tap voluto sulla faccina che ride a crepapelle in calce a una notizia di cronaca/attualità che veicola e/o apre al confronto su temi intersociali (le recenti pandemia e situazione russo-ucraina, solo per citare due esempi) inficia le basi di una comunicazione degna, potenziante e rispettosa. Gli emoji veicolano messaggi specifici proprio perché rappresentano un codice comunicativo con regole condivise a livello comunitario. Prima del dito, si prega di mobilitare l’acume!

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