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Lingue e comunicazione: il ‘come’ più del ‘cosa’

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Alla scoperta delle lingue

Imparare una lingua è un mondo di scoperte al quale ci si avvicina per variegate esigenze, per bisogni formativi più o meno contingenti.

È un viaggio di scoperta che non ha età.

Gli approcci sono innumerevoli, spesso molto differenti fra loro e tutti (o quasi!) con qualche caratteristica vincente. Imparare è un percorso irto di meraviglie, con sentieri che battono percorsi tradizionali e innovativi insieme, in una ricerca sempre poliedrica e lungimirante. Senza contare che siamo tutti soggetti in apprendimento continuo, da 0 a 99 anni. I contesti di apprendimento sono anch’essi polimorfi. A questo quadro dalle mille sfumature è, quindi, difficile dare un’unica definizione.

Convinti che non esista “la via”, bensì che ci siano diverse strade verso l’apprendimento in generale e delle lingue, nello specifico, riteniamo fondamentali i riferimenti continui a molteplici approcci didattici, a mente aperta e con animo curioso.

A proposito di lingue: “What’s your name?”

29.06.2021. Second day of AZB trilingual summer kindergarten.

It’s almost lunchtime, three children are waiting at the table for their salad; I approach and ask one of them:

What’s your name?”

He smiles and doesn’t answer.

I ask the question again, focusing on the word ‘name‘.

He looks at me and, still smiling, says: “Io non capisco questa lingua!”

So, I say my name, rephrase and use my arms, point, form the voice.

The child next to me exclaims: “Aaaah, lei ti sta chiedendo il nome, sì, come ti chiami!”… and we start the round of introductions!

Questo recente episodio ha l’intento di riassumere quanto sia importante il coinvolgimento di più elementi nella costruzione di un percorso che avvicini a un progetto comunicativo. Un adulto, tre bambini, una situazione di comunicazione gioiosa. Anche se imperfetta, efficace.

I tipi di comunicazione

Impariamo le lingue per comunicare. La comunicazione, lo sappiamo, non è solo verbale. Essa riguarda anche l’ambito paraverbale e non verbale.

Vediamone insieme le caratteristiche:

  • La comunicazione verbale ha a che fare con il contenuto (il COSA) del messaggio comunicativo. Teniamo presente che non sempre contenuto e messaggio coincidono tout court.
  • La comunicazione paraverbale riguarda il MODO di esprimersi: il tono della voce, la velocità dell’esposizione e gli accenti, per esempio.
  • La comunicazione non verbale sottende alla cornice che racchiude il messaggio comunicativo: postura, sguardi, prossemica, gestualità. In altre parole, il COME.

Pensate che una di queste forme predomini sulle altre? Se sì, quale?

Ebbene forse stupirà qualcuno scoprire che ad influire enormemente sull’efficacia del messaggio comunicativo è la parte non verbale, come mostra questo grafico:

fonte: officina1.com

Il modello indicato dal diagramma richiama lo studio di un docente e psicologo universitario, A. Mehrabian, e il suo modello “55, 38, 7”. Stupisce la percentuale minima di influenza della comunicazione puramente verbale. Questo spiega la facilità di fraintendimenti legati ad un tipo di comunicazione esclusivamente di questo tipo (pensiamo alle chat, per esempio).

Il messaggio comunicativo dipende in maniera determinante dalla gestione dello spazio, del tono di voce, dal saper mettere o meno l’interlocutore a proprio agio. Se in ciò si fallisce, il messaggio comunicativo è inficiato.

L’equilibrio armonico fra queste tre parti comunicative è imprescindibile per una comunicazione efficace ed efficiente.

… and my name is…

L’aneddoto dell’asilo, nella sua semplicità, dimostra come sia fattibile comunicare anche laddove non ci siano conoscenze pregresse. Il passaggio dal “Non capisco questa lingua” al “Maiii neeeim is Dennis… o Laura… o Jonathan” detto a gran voce, sorprende sempre per quella naturalezza di intenti di cui sono capaci i più piccoli e che, probabilmente, dovrebbe accompagnarci sempre un po’ anche da grandi. Dove non arrivano le parole, giungono i gesti, le espressioni facciali, intonazione e prossemica.

Imparare le lingue è un gioco, una scommessa, una volontà, a volte una gran fatica.

Insegnare una lingua non è solo parlarla.

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